Articoli sulla recitazione

Che cos’è la Meisner Technique?

Che cos'è la Meisner Technique?

Quando si decide di intraprendere un percorso di recitazione le motivazioni possono essere diverse. Si può avere il desiderio di diventare un attore o un’attrice professionista e voler vivere di questo; oppure si sente, per ragioni che in prima battuta possono non apparire ancora chiare, che la recitazione può permettere di capire meglio sé stessi. Da qui ne deriva un miglioramento che investe la propria vita, sia da un punto di vista relazionale che professionale. In entrambi i casi, l’individuo è coinvolto in un processo di crescita personale.

In alcuni casi, capita, invece, che si voglia imparare a recitare per mero divertimento, per diletto. Su quest’ ultimo aspetto non mi soffermerei dal momento che non sono aduso a lavorare con queste motivazioni poiché non intravedo, in questo caso, alcuna possibile crescita personale.

Io sono uno di quelli che ha iniziato a studiare recitazione spinto da un desiderio di miglioramento.
Sentivo, in qualche modo, che la recitazione avrebbe completato la mia vita; che l’avrebbe resa più emozionante, più interessante, più “vita”. Non sapevo, però, ancora perché e come (la consapevolezza che la recitazione sarebbe diventata una professione è maturata successivamente).

Ebbene, studiavo recitazione già da diversi anni, non mi stavo ancora annoiando, ma sentivo che sarebbe accaduto presto. Ero felice, avevo incontrato nuovi amici, con loro passavo molto tempo ma la vera ragione ancora non arrivava anche se sentivo che c’era. Per questo ho iniziato a frequentare diversi seminari; in uno di questi ho incontrato la Meisner Technique (studi proseguiti, poi, inizialmente presso Acting Languages Academy e, ancora oltre, con Tom Radcliffe).
È stata la risposta! Per me “vita” è solo se siamo in relazione con gli altri, quando arriviamo a comprendere il modo in cui gli altri si sentono e riusciamo a lasciare che questo abbia un effetto su di noi. Del resto, essere in relazione è proprio questo: comprendere come gli altri si sentono e lasciare che questo alteri il nostro stato emotivo. Caspita! Tutto l’opposto della “sicurezza”, della protezione di sé e dell’avere come obiettivo lo stare bene. Al contrario: era vivere la vita in tutta la sua pienezza, con tutti i tipi di stati emotivi, che solo la vita autentica e piena riesce a regalare. Lo star bene sarebbe arrivato, ma come conseguenza e non come obiettivo, sarebbe accaduto “per forza di cose”.

La Meisner Technique, ideata da Sanford Meisner (“Sandy”, così lo chiamavano i suoi allievi), costituisce l’indirizzo didattico di Anime Sceniche e lavora proprio su questi aspetti.
Chiariamo subito un concetto: la tecnica Meisner non è un metodo di recitazione. È un approccio didattico che fornisce all’attore gli strumenti per trovare un proprio modo autentico di recitare.
La realtà dell’azione è ciò su cui questo approccio si fonda. Io faccio quello che faccio non come un personaggio, ma come lo farei io stesso senza enfatizzare nulla. Partendo da questo aspetto fondamentale, Sandy ci ha lasciato una definizione di recitazione che ben chiarisce tutto il percorso didattico: “la recitazione è l’abilità di vivere in modo onesto sotto un set di circostanze immaginarie date”.

L’abilità di vivere in modo onesto.

Per comprendere a fondo la Meisner Technique è necessario praticarla a lungo e, soprattutto, in tutta la sua interezza. La Meisner Technique non è utile solo al lavoro sul palco ma, come “effetto collaterale”, alla vita stessa di ogni essere umano. Questo avviene perché porta l’attore a non essere concentrato sul modo in cui si sente. Quando non siamo concentrati su noi stessi ma sull’altro essere umano, la nostra vita non può che migliorare. Se ci concentrassimo, invece, sulle emozioni, saremmo troppo incentrati su noi stessi e non riusciremmo a lasciare che l’altro cambi il modo in cui ci sentiamo. Per questo motivo le emozioni non costituiscono l’obiettivo del training. L’obiettivo, nelle prime fasi, è sempre e solo lo sviluppo delle nostre capacità di lasciarci cambiare dall’altro (vulnerabilità, dunque), il riconoscere il modo – senza giudicare il modo – in cui ci stiamo facendo cambiare (quindi come ci sentiamo in relazione all’altro) e il reagire in modo coerente (onestamente) con il nostro stato d’animo. Tutto questo può avvenire solo se io sono onesto con l’altro e sono sicuro che l’altro è onesto con me e se l’altro è onesto con me ed è sicuro che io sono onesto con lui. Connessione è consapevolezza di reciproca onestà.

Per questi aspetti, Sandy ha ideato un esercizio specifico definito The Repetition Exercise. Solo dopo che si fa esperienza di queste dinamiche (e dopo molto pratica) è possibile imparare a recitare pienamente.

Ma ciò è solo la prima parte di questa definizione e cioè “l’abilità di vivere in modo onesto”. Se ci fermassimo qui non ci sarebbe bisogno del regista; non ci sarebbero le sue indicazioni, non sarebbe necessario tutto il lavoro di comprensione di quello che l’autore di un testo ha desiderato trasmettere quando lo ha scritto. Invece, questa tecnica fornisce all’attore la capacità di trovare un proprio modo onesto di fare ciò che il regista chiede.

Sotto un set di circostanze immaginarie date.

E infatti arriviamo alla seconda parte della definizione: “sotto un set di circostanze immaginarie date”.
Essere diventati abili a “vivere in modo onesto” non è una peculiarità esclusiva dell’attore. Chiunque, grazie a esperienze diverse, può aver appreso questa qualità del vivere. Ma ciò che distingue un attore da qualcuno che, seppur libero emotivamente, non conosce la recitazione, è proprio la capacità di portare questa libertà emotiva su un palcoscenico o davanti a una telecamera, ossia “sotto un set di circostanze immaginarie date”. Ma come facciamo a credere alle circostanze date da un copione?

Possiamo comprendere un testo alla perfezione, coglierne tutte le sfumature e carpirne tutta la sua essenza, ma finché le vicende del testo non trovano corrispondenza con una nostra radice vivente tutta questa comprensione è solo intellettuale.
La Meisner Technique, in questa fase, consiste in un training volto ad allenare la nostra immaginazione a partire, però, da qualcosa di importante per noi, reale e appartenente al nostro presente: la nostra radice vivente, appunto.
Anche in questo aspetto la tecnica differisce sensibilmente dal cosiddetto (e decisamente più conosciuto) metodo Strasberg nel quale, invece, si fa ricorso alle nostre esperienze passate, la cosiddetta memoria emotiva.
Non mi soffermerei sulla differenza tra memoria emotiva e immaginazione, tema, tra l’altro, molto aspramente dibattuto in tutto il ‘900 e non solo (anche adesso).
Quello che, però, è importante sottolineare è che Stanislavskij (da cui Strasberg ha preso praticamente tutto il lavoro dei primi anni, anche il nome, “The Method”) ha abbandonato l’uso della memoria emotiva dopo un certo periodo di sperimentazione, perché questa portava a un “detrimento del lavoro sull’attore” (Cit. Il Group Theatre di New York, 1931-1941, pag. 52, Ed. Cappelli). Ma Strasberg ha continuato ad usarla, nonostante tutto.
Ad ogni modo, l’utilizzo dell’immaginazione, in sostituzione della memoria emotiva, porta l’attore ad utilizzare strumenti maggiormente aderenti alla natura umana. Usiamo l’immaginazione spontaneamente durante le nostre giornate e senza neanche accorgercene; passiamo, per esempio, il tempo a preoccuparci (positivamente o negativamente, è indifferente) di cose che nella maggioranza dei casi non si verificheranno mai.
È molto più sano partire da un esempio personale del nostro presente, per poi creare dentro di noi una storia immaginaria che può portarci a sentire la stessa tipologia di emozioni che sente il nostro personaggio. Come mi sentirei se accadesse questo? Come reagirei se…? Immaginare storie a partire da nostri elementi di realtà, a cui siamo molto legati emotivamente, ci consente di interrogarci continuamente e, quindi, di conoscerci sempre un po’ di più e diventare consapevoli di ciò che vogliamo e cosa no.

La Meisner Technique rende concreto e riscontrabile ciò che spesso, quando si parla di recitazione, è astratto.

Siamo così abituati alla menzogna che la verità ci mette a disagio.
La Meisner Technique ti ricorda che esiste, la verità, e ti insegna come dirla.

Francesco Scarpace Marzano – Direttore Artistico Anime Sceniche

Bibliografia:
La Recitazione, Sanford Meisner. Traduzione italiana a cura di Anna Maria Cianciulli, ed. Dino Audino
Il Group Theatre di New York, 1931-1941. Ed. Cappelli
Lezioni di recitazione, William Esper. Ed. Dino Audino
L’arte della recitazione, Stella Adler. Ed Dino Audino.

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